Magic Shop

   " E i giorni di digiuno e di silenzio

    per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear..."

Magic Shop è una canzone sul disagio di un uomo dedito al sacro in un mondo che si fa beffe della sua visione. Peggio. Ne fa commercio.

La canzone descrive un mondo in cui anche le messe, momento sacro e rituale, a volte cedono alla mondanità e includono al loro interno pezzi in stile pop allontando il sentimento del sacro.

Da qui il riferimento, per analogia, ad Amanda Lear.

La canzone continua illustrando le  contraddizioni e le involuzioni di questo mondo in cui la falce fa pensare al martello del comunismo e il grano ai soldi. Anche le parole nel loro significato più normale sono stravolte in questa strana nuova epoca.

L'artista Angelo Rossi reinterpreta questa canzone in chiave conceptual pop.

Un sacchetto in tessuto, digiuno  (vuoto) e silenzioso, sospeso come un manifesto al muro, esibisce il suo scontrino. L'immaginario negozio “Magic Shop” elenca i contenuti del testo di Battiato come fossero oggetti in vendita.

L’ opera è un’espressione concettuale del vuoto sociale, dove riempire il sacchetto è quasi un imperativo.

Come Battiato coniuga l'anima più avanguardistica con quella più popolare della musica italiana, così quest'opera si allontana e si avvicina a tutto quello che è "fare arte" nel pensiero comune.  L'idea di conferire dignità a oggetti comuni è da sempre un forte colpo nei confronti della distinzione tradizionale, comunemente accettata e radicata, tra ciò che poteva definirsi arte e ciò che non lo era.

Al di là della forte denuncia sociale, ci si spinge nel campo dell'intelletto, toccando filosofie, religioni, arti e letterature diverse. Questa è la vera grandezza dell'essere umano, la capacità di declinare in ogni sua forma il pensiero e non piegarsi alle intemperie dei nostri tempi.

Omaggio o rielaborazione? Se ne può parlare a lungo, ma l'operazione di Rossi e tutto il suo fare arte, segue la scia della questione mai risolta del ready-made, cioè un comune manufatto di uso quotidiano che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria (in questo caso un evento d'arte), in un linguaggio dove originale e interpretazione non hanno più senso di esistere. Contestarla è come contestare l'arte contemporanea. Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o anche di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto.

È importante sottolineare in Battiato come in Angelo Rossi, più l'atteggiamento critico, polemico, irriverente e antiaccademico della visione dei valori moderni come necessaria fuga da una realtà asfittica, che non i tratti postmoderni spesso ermetici e misteriosi di qualche opera in sé.

 

Anastasia Marano

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